Bilancio Partecipativo del Comune di Pavia: cosa ha funzionato?

Il modello del Bilancio Partecipativo pavese

Nel triennio 2015-2018 il Comune di Pavia ha sperimentato l’uso di pratiche partecipative nella composizione di parte del suo bilancio: 300.000 € l’anno, per un totale di quasi un milione nei tre anni.

Il metodo utilizzato si snoda in diverse fasi: la prima prevede una serie di incontri pubblici in cui si illustra alla cittadinanza come il Bilancio Partecipativo (BP d’ora in poi) si inserisca in quello che è il ben più ampio bilancio comunale; durante gli incontri vengono inoltre descritte le varie tappe del procedimento.

Nella seconda fase il Comune riceve, per circa un mese, le proposte di progetto da parte dei cittadini, accettandole tutte: sia che si tratti di idee in avanzato stato di maturazione sia che queste siano spiegate in poche righe. Solo in seguito, durante la coprogettazione, le proposte vengono suddivise dal Comune fra i vari tavoli tematici, attorno ai quali si incontrano cittadini proponenti e tecnici. Le idee irrealizzabili, già in via di attuazione o contrarie al mandato del sindaco vengono scartate.

Obiettivo dei tavoli di coprogettazione, all’interno dei quali i progetti vengono rimodellati ed eventualmente accorpati, è stilare una lista delle 30 idee più votate, alle quali corrispondono altrettante “squadre” formate dai diversi cittadini proponenti.

Basandosi su principi del tutto simili a quelli della gamification, le diverse squadre vengono stimolate a creare coinvolgimento nella popolazione e collezionare voti per i loro progetti. Al termine della competizione vengono decretati i progetti vincitori, che riceveranno il finanziamento.

Osservazioni sul modello

Come già spiegato in questo articolo, il BP non ha la funzione principale di finanziare progetti ma di coinvolgere la popolazione, ricucire il rapporto tra cittadini e macchina amministrativa, far emergere problematiche. Il “target” di popolazione a cui si rivolge è quello che, pur avendo un po’ di tempo a disposizione, competenze e idee, non ha invece modo, volontà o pazienza di districarsi nella serie di complessi strumenti a disposizione per realizzare i propri progetti.

Il BP non è pensato per incrementare le risorse di gruppi esistenti e funzionati, anche se è inevitabile che parti di esso vi finiscano. Fortunatamente molti dei progetti finanziati vengono proposti da gruppi nascenti, poco organizzati o che possono svolgere la loro missione solo per mano pubblica (un esempio su tutti, le piste ciclabili).

Cosa ha funzionato? Cosa no?

Va innanzitutto sottolineata la positività dell’esperienza: testare il BP a Pavia ha senz’altro rappresentato un passo verso una dimensione sempre più partecipativa della vita cittadina, seppure con qualche zoppicamento proprio della dimensione sperimentale.

Da annotare fra le cose che hanno funzionato, la capacità del Comune di cogliere stimoli inediti o inaspettati, ricevuti durante il BP. L’esigenza di avere una pulizia accurata sulla sponda bassa del Ticino, ad esempio, è stata portata da una cittadina al BP e, seppur non passando le selezioni, è stata realizzata qualche mese più tardi. Questa capacità del Comune necessita di essere mantenuta viva.

Qualche nota dolente, tuttavia, va segnalata.

In primo luogo, alcuni progetti, solitamente quelli complessi e che richiedono lavori ingenti o l’emissione di bandi, non sono ancora stati realizzati a distanza di due anni: questo crea una discrepanza tra gli intenti del BP e la sua realizzazione concreta. Quando il gruppo, la squadra, che non ha una persistenza alle spalle, si trova a dover attendere tempi lunghi è possibile che si sciolga, perda pezzi e metta a rischio la buona riuscita dei progetti, soprattutto se questi sono caratterizzati da una componente sociale forte. Se non fosse possibile ridurre i tempi di realizzazione, occorrerà sviluppare strategie complementari per colmare questi vuoti temporali.

Altra debolezza, la struttura dei tavoli di coprogettazione, a cui viene dedicato troppo poco tempo e i cui temi sono impostati in maniera netta dall’Amministrazione. Questo implica una integrazione dei progetti talvolta disfunzionale: idee che, ad esempio, riguardano la stessa area urbana, e quindi potrebbero essere discusse da un unico gruppo, vengono di fatto divise in base alla tematica, finendo col disperdersi per mancanza di tempo per approfondire i nessi in comune. La conseguenza è un parziale sacrificio dei precetti della coprogettazione – come la libertà di unirsi in tavoli di lavoro non prestabiliti o l’avere maggior tempo a disposizione per la discussione – in nome di una selezione di team affidabili e capaci, che siano in grado di portare avanti i progetti e la loro divulgazione una volta iniziati.

La prossima primavera (2019) a Pavia si andrà ad elezioni e probabilmente non verrà svolto il BP. Vedremo nel 2020 se l’amministrazione che verrà deciderà di applicare lo strumento e in quale maniera.

EDIT: Abbiamo ricevuto notizia che il BP è stato confermato anche per il 2019, proprio per mantenere una continuità del percorso. Per il mese di settembre 2018 è invece previsto un momento di incontro con i cittadini volto alla raccolta di osservazioni e indicazioni per il miglioramento del processo.