Sussidiarietà? Ne abbiamo un pochino?

Cos’è la sussidiarietà? Per definizione è il principio per cui se un compito può essere svolto adeguatamente da un attore gerarchicamente inferiore, quello gerarchicamente superiore non deve intervenire, se non per sostenere l’azione. In altri termini, a occuparsi di una questione deve essere l’attore più vicino al problema che abbia la capacità di rispondere in maniera adeguata e compiuta.

Per parallelismo, si tratta di un sistema non molto differente dal nostro sistema nervoso, dove le prime risposte istintuali non arrivano dalla nostra volontà, ma dai riflessi involontari gestiti a livelli inferiori.

Lo si ritrova anche nella Costituzione italiana, articolo 118.

Il principio di sussidiarietà è strettamente connesso a quelli di auto-organizzazione, libera associazione e di legittimità stessa. L’idea, dunque, è che il livello attuativo sia il più vicino possibile al livello decisionale e che quest’ultimo possa rapportarsi in maniera diretta (o almeno, il più possibile) a chi viene investito dalla decisione stessa. A livello teorico è senz’altro un ottimo principio, tuttavia nella realtà ci si scontra con l’impossibilità di determinare la totalità dei soggetti su cui impatta una scelta, facendo diventare il principio più un obiettivo a cui ispirarsi che una prassi consolidata.

La sussidiarietà ha due facce: la prima è la sussidiarietà verticale, che riguarda il livello di gestione territoriale delle problematica (ad esempio: Comune, Provincia, Regione, Stato, UE; chi si occupa di cosa e perché?). Della manutenzione delle strade di un Comune è il caso che se ne occupi il Comune stesso e non la Regione o la UE.

La seconda, invece, è la sussidiarietà orizzontale, con cui si intende la possibilità da parte dei cittadini (anche in forma organizzata, come può essere ad esempio un’associazione) di collaborare con le istituzioni per la risoluzione delle loro istanze. Questa forma di sussidiarietà sta avendo un discreto successo nel risolvere alcune problematiche moderne rispetto al comportamento degli individui all’interno delle organizzazioni informali, nonché legate alla necessità di rapporti “leggeri”, “rapidi” e “pratici” che i cittadini vorrebbero avere con le amministrazioni. In questo contesto citiamo ad esempio l’esperienza di Labsus.

Infine, non sempre gli enti chiamati a intervenire hanno a disposizione tutte le risorse necessarie (tempo, capitale, professionalità…) e questo, inevitabilmente, può portare a cercare altre strade, a “provarle tutte”. Forse anche qui si trova una delle spinte verso la sussidiarietà come strumento di risposta sempre più utilizzato.Flessibilità, massimizzazione delle risorse e velocità di esecuzione.

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