C’è un nuovo felino in città!

L’ocelotto, Leopardus pardalis, (o anche ocelot, oppure ancora, meno comunemente, ozelot) è l’animale che non ti aspetti. Non è un ghepardo, nè un leopardo (che è una pantera, Panthera Pardus), nè tanto meno un gatto, anche se assomiglia ad ognuno di questi. In effetti ha gli occhi molto più grandi rispetto a un gatto, quindi attenzione perchè, se il gatto rosso di Shrek ha saputo arruffianarvi con i suoi lucciconi, davanti all’ozelot non avreste scampo.

Salvador Dalì, che già di suo era piuttosto eccentrico, ne aveva adottato uno e lo aveva chiamato Babou: probabilmente l’ozelot più popolare dell’ultimo secolo, senz’altro quello più poser e stiloso – qualcuno contesta fosse anche il più triste, ma questa è un’altra storia…

L’obiettivo di Ozelot Lab è semplice e complesso allo stesso tempo: contribuire a creare ciò che non ci si aspetta, l’imprevedibile. L’idea di comunicazione alla base affonda le sue radici nell’esperienza pavese di “Arsenale Creativo”, un’associazione nata nel 2014 con lo scopo di recuperare l’area dismessa dell’ex Arsenale militare cittadino. È stato lì che la forte connessione tra coinvolgimento e messaggio,  tra partecipazione e comunicazione ci è apparsa più evidente: le parole, l’ascolto, la comprensione effettiva sono tratti distintivi dell’una e dell’altra e vanno maneggiati con cura.

Da qui Ozelot Lab, un laboratorio in cui sperimentare nuovi modi di comunicare che siano non solo aderenti alle necessità e alle caratteristiche di chi vi si rivolge ma che, all’occorrenza, sappiano evolvere in esperienze collettive, in cui mettere in sinergia proposte e visioni, ottenendo risultati migliori per tutti.

Perchè se io do un’idea a te e tu ne dai una a me, entrambi abbiamo due idee 🙂