Bollicine

Viviamo in bolle.

Probabilmente avete già incontrato qualcuno che vi parlasse della “Bolla dei Social“. Si tratta di quel fenomeno per cui le nostre home page sui siti di Social Network vengono costruite su misura per noi. Facebook, ad esempio, non ci mostra tutto ciò che i nostri amici e le pagine che seguiamo pubblicano, ma filtra i contenuti in base a ciò che potrebbe verosimilmente piacerci (o almeno, la funzione di default è quella). Questo perché l’importante, per chi gestisce il Social Network, è il tempo che si passa sulla singola piattaforma e come lo si trascorre.

Gradualmente gli algoritmi ci stanno isolando in bolle. Vediamo i contenuti che ci possono interessare, che ci arrivano perché selezionati in base alle nostre preferenze, senza contare la lunga serie di filtri che ognuno può applicare per personalizzare ulteriormente il flusso di informazioni. La profilazione, da una parte, migliora la nostra esperienza utente, ci cuce addosso ciò di cui abbiamo bisogno, ci rassicura, è sempre presente con la soluzione giusta al momento giusto; dall’altra ci esclude dal confronto, ci esclude dal sapere ciò che è altro da noi, ciò che è diverso e che ci potrebbe piacere. Il Web sta smettendo di essere plurale, o meglio: nel suo insieme continua ad esserlo ma per noi, nella nostra singolarità, dalla nostra prospettiva personale, lo è sempre meno.

Anche nel nostro quotidiano viviamo in bolle, perché la cosa ci rassicura: i nostri amici, i nostri rapporti più intimi, li troviamo con persone che hanno idee vicine alle nostre, troviamo conferme negli altri delle nostre convinzioni e di tutto ciò che abbiamo già, in fondo, deciso.

Quanto descritto finora, però, non è necessariamente un male, ed è solo una delle chiavi di lettura di come il Web si inserisce nelle nostre vite: è naturale, in fondo, costruirsi intorno un ambiente confortevole. Tuttavia va tenuto a mente che la propria bolla non corrisponde al mondo, non è rappresentativa della realtà. Una crescita necessita di un confronto con qualcosa di estraneo.

Sono consapevolezze che vanno coltivate.

Noi non siamo la nostra bolla, così come la nostra orma non è il nostro piede. Le tracce che lasciamo non corrispondono alla nostra essenza. La continua scoperta di se stessi, la transizione tra ciò che si conosce di sé e ciò che si potrà conoscere, è il motore del cambiamento di abitudini e gusti.

Le identità mutano proprio grazie alla comunicazione, che permette di scoprirsi reciprocamente, in un gioco di introspezione ed esibizione che ci aiuta a capirci reciprocamente, giorno per giorno.