La politica deve farti felice

Gatto felice che guarda al futuro

Se fai politica e non sei felice, stai sbagliando qualcosa. Se partiamo dalla definizione di politica come “l’arte del possibile” (diceva il signor Otto von Bismarck), allora questa equazione potrebbe essere più chiara.

Una delle più grandi felicità che possa accompagnare l’essere umano in questa vita terrena è proprio la possibilità di creare qualcosa, di poter modificare, dare un senso al tempo speso. Tant’è che una delle più alte aspirazioni dell’uomo è sempre stata di compiere gesta tali da rendersi immortali attraverso il proprio operato, da cambiare il corso degli eventi o da ispirare altri.

Per quanto improbabile possa sembrare, la propria felicità è un ottimo indice per capire se si stia facendo buona politica o meno. Nel momento in cui non si riesca a concretizzare qualcosa, forse è il caso di analizzare i propri comportamenti: magari è una questione di impostazione del proprio lavoro, di strategia o di tattica o magari si sta sì realizzando qualcosa, ma non lo sentiamo veramente nostro, e quindi vi è una alienazione dal risultato dei propri sforzi.

Questa sensazione dovrebbe riuscire a mettere insieme sia una valutazione qualitativa, di risultato, sia ideale, di avvicinamento a ciò che desideriamo. Per esemplificare, potremmo ottenere ottimi risultati ma non esserne soddisfatti perché arrivati utilizzando strumenti presi da ideologie diverse; viceversa, potremmo avere pessimi risultati usando la nostra ideologia: in entrambi i casi non avremo una sensazione di felicità.

Raggiungere questo stato di grazia diventa essenziale per un politico: per costruire davvero qualcosa, porsi in condizioni ottimali di ricezione degli stimoli e dei bisogni, nonché il poter spaziare realmente fra le soluzioni possibili e magari prima non considerate. Condizioni tipiche di chi sta attraversando un periodo positivo.

Il duplice aspetto di bussola e al contempo di stato che ci predispone a gestire l’inaspettato e non solo: la felicità è la condizione necessaria (ma non sufficiente) per il buon politico.