Salviamo il sottomercato! Intervista a Viola Petrella

Il progetto di riqualificazione del Mercato Ipogeo, a Pavia, è arrivato primo all’edizione 2017 del Bilancio partecipativo, portando a casa 639 voti.
Viola Petrella ci racconta il suo coinvolgimento nel progetto record di preferenze.

Che ruolo hai avuto nel progetto?

Nessuno di noi aveva un ruolo specifico. La mia associazione, Atelier Città, aveva partecipato – con l’appoggio del Comune e assieme a una serie di altre associazioni – al bando “Culturability” con un progetto proprio sul Mercato Ipogeo, quindi abbiamo portato la nostra esperienza al Bilancio partecipativo: io ho preso il ruolo di coordinatrice della squadra quando siamo stati accorpati ad altri progetti e cittadini che avevano avuto idee sul Mercato Ipogeo o che comunque potevano essere affini alla nostra.

Che partner avete avuto nel progetto?

In effetti sono un bel po’. C’è l’associazione ComPVter, che ha uno spazio a Prado in cui tiene un museo di retrocomputing e svariati laboratori, ma anche l’UDU di Pavia (Coordinamento per il diritto allo studio) o l’associazione Le Torri. A questi gruppi facevano riferimento molti proponenti: bisogna ricordare che si partecipa al Bilancio partecipativo come singoli cittadini, e sono stati infatti loro a proporre il progetto. Alcuni cittadini avevano già un’associazione alle spalle ma tanti hanno partecipato singolarmente.

Come mai proprio il Mercato Ipogeo, che caratteristiche ha?

Lo spazio ha delle caratteristiche positive abbastanza ovvie: è grande ed è in centro. Già questo attira l’attenzione. È anche uno spazio di cui tutti abbiamo memoria: tutti ricordiamo di essere stati nel Mercato Ipogeo, anche nella parte che oggi è chiusa, a meno di non essere davvero giovanissimi.
Il Mercato Ipogeo occupa tutta l’area sottostante a piazza Vittoria: la metà nord ha negozi tuttora attivi, la metà sud è rimasta completamente vuota e abbandonata, finché hanno deciso di chiuderla, così come gli accessi di piazza Cavagneria. Dunque oggi è di fatto uno spazio mezzo chiuso e mezzo aperto in centro, che potrebbe essere un collegamento fra due piazze e il cortile del Broletto e che si potrebbe collegare molto bene anche con lo Spazio Giovani di via Paratici.

Di cosa tratta il progetto e che tempi si prospettano?

Al Bilancio partecipativo abbiamo presentato un progetto per mettere a posto in “maniera minima” il luogo: agibilità, sicurezza e impianti sono i tre punti cardine.
Il progetto, una volta finanziato, passa in mano al Comune, quindi non so stimare il tempo che ci vorrà, ma continueremo a seguire l’andamento dei lavori.
Fra noi abbiamo discusso molto, avendo diversi incontri di progettazione tra i proponenti. C’erano alcune delle persone che hanno presentato, ormai 7 o 8 anni fa, il progetto UAU, uno spazio per adolescenti nel Mercato Ipogeo, mai realizzato, ed è stato davvero importante trovarci tutti. Sono uscite però anche altre proposte: Activators, ad esempio, ha portato diverse idee che hanno a che fare con la tecnologia digitale, mentre l’UDU ha pensato a un “Media Lounge” che sia punto di ritrovo a contatto con la tecnologia ma funga anche da aula studio per gli universitari.
L’idea è insomma quella di realizzare uno spazio di aggregazione che recuperi la funzione molto bella che aveva il Mercato Ipogeo: un luogo per scambiarsi cose ma per scambiare anche due chiacchiere. Non bisogna perdere la dimensione della socialità.
C’è un tema che, personalmente, sento molto: quello del cosiddetto “Audience development“, cioè lo sviluppo di un pubblico che chieda a gran voce un’offerta culturale e artistica di qualità. A Pavia esistono molto luoghi di diffusione della cultura, con iniziative, mostre o concerti, ma pochi luoghi in cui la cultura viene prodotta dai pavesi: sarebbe bello portare anche questo aspetto al di fuori dei luoghi istituzionali come l’Università.

Avete ottenuto più di 600 voti, qual è il segreto del vostro successo?

Intanto eravamo in tanti e abbiamo usato canali diversi. Abbiamo usato i social media, Facebook in particolare, in svariati modi, promuovendo il progetto attraverso pagine e gruppi, sponsorizzando post, contattando persone direttamente in chat e, in generale, mantenendo costante il livello di comunicazione, senza mai lasciar cadere la cosa.
Al di fuori di internet, abbiamo stampato più di 1500 volantini che offrivano un doppio servizio: da un lato spiegavano il nostro progetto, mentre sul retro diventavano una sorta di guida al voto, sia online che nei punti di voto assistito. Ci sono stati due momenti di promozione con un gazebo in piazza Vittoria, quindi proprio sopra il Mercato Ipogeo, avevamo con noi un computer e aiutavamo le persone a votare lì, senza che dovessero andare fino al Comune per il voto assistito. Chi votava da noi non per forza lo faceva per il nostro progetto o per quelli che promuovevamo in partnership, ognuno ha dato la sua preferenza: credo che questo sia molto bello, perché abbiamo offerto un servizio che andava oltre la promozione del nostro progetto. Non abbiamo tenuto il conto ma credo si siano fermate a votare circa 60 persone. Il momento di promozione in piazza è stato davvero bello, molti si fermavano perché avevano dei ricordi del Mercato Ipogeo e ci raccontavano la loro esperienza: è importante ascoltare questi racconti, permettono di raccogliere una memoria storica del posto.

Ti aspettavi questo risultato?

Non ho affrontato il Bilancio partecipativo con aspettative particolari: l’anno scorso avevo presentato un altro progetto in cui credevo molto e che non è stato finanziato, inoltre sapevo che se fossimo arrivati secondi non avremmo vinto: si tratta di un progetto da 200 mila euro che da solo ha coperto tutta la parte di Bilancio dedicata agli investimenti. Quando abbiamo visto che c’era una buona risposta, sia da chi si fermava in piazza sia dalle analisi di Facebook su visualizzazioni e click, abbiamo iniziato ad avere delle speranze reali.
Mi spiace solo per gli altri progetti, molti erano validi. Certo, ciascuno esprime la sua preferenza con il voto e queste sono le regole, ma sulle regole si può lavorare e ragionare per le prossime edizioni: Il Bilancio Partecipativo non è una pratica semplice e in Italia non è diffusissima. Per il futuro si potranno sicuramente fare dei miglioramenti.

Che domanda vorresti che ti facessimo?

Posso dire una cosa: a titolo personale, quella del Bilancio partecipativo è stata una bellissima esperienza perché c’è stato uno sforzo di coordinazione incredibile da parte di tutte le persone che ho conosciuto e con cui ho collaborato. In fase di progettazione era necessario che ciascuno ascoltasse le esigenze e le ragioni degli altri, e questo non è sempre facile. In fase di promozione ciascuno ha contribuito con quello con cui poteva contribuire: c’è chi ha fatto volantinaggio in treno mentre andava a lavoro, chi ha diffuso la notizia su Facebook, chi si è fatto le giornate in piazza, chi è andato a prendere il materiale, chi ha stampato… credo che questa sia la parte più bella del Bilancio partecipativo, attiva cittadini e collaborazione. Fosse anche solo per questo sforzo collaborativo, indipendentemente dal numero di voti, mi direi soddisfatta.
Spero che questa esperienza possa andare avanti, magari cercando altre fonti di finanziamento, anche al di là di questa vittoria che vedo più come un traguardo intermedio.